martedì 24 marzo 2009

La prima primavera del monte Cassio

La primavera è ufficialmente iniziata con un paio di stupende giornate di sole, ma in pianura i primi fiori sono già sbocciati da un pezzo, così per cogliere il risveglio della vita, questa domenica lo siamo andati a cercare un po' più in alto: monte Cassio, 1022 m.



Qui, quel pasticcio di roccia che sono le Liguridi, una specie di pasta sfoglia fatta di strati di argilla e arenaria, spezzettata e ammonticchiata alla rinfusa sopra l'ossatura degli Appennini, ha prodotto i Salti del Diavolo, uno strato di roccia un po' più dura del solito che si è casualmente trovato in posizione verticale, a mo' di muraglia lungo tutta la val Baganza.

Proprio sopra Cassio, verso la val Taro, si alza dal bosco l'estremità di questa muraglia, la Chiastra di San Benedetto: sulla sua parete sud porta quei lunghi solchi che sarebbero le unghiate che il Diavolo lasciò, dopo essere stato sconfitto - immagino da San Benedetto - e aver attraversato la vallata, saltellando dal dolore, lasciando sotto di sé come segno di quella fuga la lunga fila di guglie di pietra.



Proprio sotto la Chiastra ci siamo imbattuti nell'ingresso di una grossa grotta, orientato giusto in modo che non sia visibile dal sentiero. Che sia una segreta dell'ostello per pellegrini che un tempo sorgeva qui? Che sia la tana di qualche famiglia di cinghiali? Noi non abbiamo ancora indagato.

Ma torniamo al risveglio della primavera.
Gli alberi del bosco sono ancora immersi nel loro sonno invernale: le querce (che non sono riuscito a capire se fossero cerri, o roverelle, o rovere) e i castagni penso dormiranno ancora per un po', i carpini forse stanno cominciando a preparare i loro fiori...


Solo i noccioli sono carichi di pendagli gialli - sempre che siano noccioli, perché quelli sulla cima erano pieni di nocciole, sotto, mentre lungo i versanti di nocciole non ne ho vista nemmeno una: che se le siano mangiate tutte gli scoiattoli?

Le novità più belle da vedere sono però nel sottobosco: le numerose primule sono state facili da riconoscere...

...meno quei fiorellini viola con larghe foglie a tre lobi, che ora so rappresentano la trinità nella cultura popolare: è appunto l'erba trinità, o anemone fegatella (nel linguaggio scientifico, Hepatica nobilis Anemone hepatica).



Più oltre, poco prima della vetta, mi trovo tra i piedi un croco che sbuca dalle foglie secche: sarà il primo, o più probabilmente uno degli ultimi? Già la settimana prima i prati del Tugo di Berceto ne erano stracolmi...



Il giro è stato breve, e siamo tornati a casa con poca fatica, una stecca di cioccolato nello stomaco e una galla di quercia in tasca... E io anche con un mezzo sospetto che non mi sarebbe dispiaciuto fare la tesi con Tomaselli, a riconoscere le piante su e giù per la provincia!

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