giovedì 24 maggio 2012

Venticinque

Se mi è concesso chiedere un regalo per questo mio nuovo compleanno che sta iniziando, chiederò la stessa cosa dello scorso anno: scoprire, domani, persone capaci di amare!

Buona notte, caro mondo!

martedì 1 maggio 2012

Energie

Inauguro questa nuova piattaforma blog con una nuova puntata di "approfondimenti quasi-scientifici" sui temi caldi del dibattito politico pre-elezioni amministrative Parma 2012... Oggi parlerò di energie!

E lo farò facendo una mia personale classifica sulle possibili fonti di energia.
  • Al primo posto... l'energia che non consumiamo! Così come il miglior sistema di smaltimento dei rifiuti è non produrne, il miglior sistema di produzione dell'energia è il risparmio energetico. Nessun costo (se non i costi volti ad ottenere il risparmio energetico), nessun inquinamento, nessun effetto serra, nessuna risorsa consumata, e in più anche vita più tranquilla e rilassata... Non male, no?
  • Al secondo posto metterei l'energia solare (termica e fotovoltaica), da pannelli installati sui tetti degli edifici (o su altre superfici altrimenti difficilmente utilizzabili). Necessita di apparecchiature più o meno complesse (i pannelli e gli impianti per collegare questi al riscaldamento o all'impianto elettrico) che possono avere un certo impatto ambientale nella loro produzione: servono materie prime anche rare, durante la produzione si emettono sostanze inquinanti (in quantità non esagerata) ed è necessaria energia, che a sua volta può essere prodotta in modo più o meno "pulito". Per il resto, sfrutta una risorsa decisamente rinnovabile, che altrimenti andrebbe in parte sprecata, praticamente non ha emissioni, effetto serra zero, gli unici rifiuti generati sono gli impianti a fine vita (che possono comunque essere riciclati). Ma attenzione, discorso COMPLETAMENTE diverso è per i campi di pannelli solari installati sul terreno: in questo caso sfruttiamo una risorsa oggi decisamente limitata e preziosa, che è il suolo, e a mio parere andrebbe utilizzato per ben altri scopi, soprattutto perché di tetti su cui costruire pannelli ce ne sono ancora parecchi!
  • Al terzo posto l'energia eolica sfruttata tramite pale eoliche... Discorso molto simile all'energia solare, ma con qualche problemino in più, ovvero la dimensione degli impianti e, quindi, il loro impatto sul paesaggio, la superficie (anche se non enorme) che occupano, soprattutto gli impianti più grandi...
  • Poi viene l'energia geotermica, una delle pochissime che non viene, né direttamente né indirettamente, dal sole (sfrutta il calore interno della terra): è una risorsa, se non proprio rinnovabile, pressoché illimitata per il ritmo al quale la stiamo sfruttando adesso, ma disponibile solo in alcuni luoghi. Per essere sfruttata però ha bisogno di impianti abbastanza complessi (centrali più o meno grandi, perforazioni...) anche se non particolarmente inquinanti. Ovviamente, effetto serra zero. Fin qui ho parlato del geotermico ad alta temperatura; un'altra possibilità è il geotermico a bassa temperatura, che non è una vera e propria fonte di energia ma un modo intelligente per riscaldare/raffreddare, usando come "tampone termico" il sottosuolo: può essere realizzato anche per singoli condomini o stabilimenti, necessita di un discreto investimento (e di una perforazione) ma permette di riscaldare e/o raffreddare in modo molto più efficiente, con poco inquinamento.
  • Energia mareomotrice: anche questa non viene dal sole ma, udite udite... Dall'energia potenziale e cinetica del sistema terra-luna! Per fortuna la percentuale di energia ceduta dal sistema agli oceani è così infinitesimale da non farci preoccupare che il nostro satellite ci possa cascare sulla testa... Anche questa è una risorsa rinnovabile, senza effetto serra, però non è disponibile ovunque e necessita di grandi impianti per essere sfruttata, che possono anche essere abbastanza impattanti sugli ecosistemi dove vengono installati.
  • Discorso ancora più vero per l'energia idroelettrica (questa invece ha origine dal sole, che fa evaporare l'acqua che poi precipita a quote più alte): in linea di massima non inquinante, con relativamente poco effetto serra (quel poco viene dal metano prodotto dall'attività batterica nei sedimenti anossici dei laghi che vengono creati), ma necessita di impianti, a volte anche colossali, che modificano anche drasticamente sia gli ecosistemi del luogo dove vengono installati sia il flusso di sedimenti: la costruzione di una diga in Val d'Aosta contribuisce al ritiro delle coste a Rimini...!
  • Dopo questa prima carrellata, cominciamo a parlare di cose che bruciano: partiamo dalle biomasse. Queste devono essere distinte a seconda della loro provenienza: possono essere scarti di altre produzioni (ad esempio legna non adatta alla falegnameria, scarti dell'agroalimentare, rifiuti organici o legno - discorso a parte per i rifiuti indifferenziati), oppure ottenuti da colture appositamente coltivate. Inoltre, possono essere bruciati, fondamentalmente, in due modi: così come sono (e questo vale soprattutto per il legno, e per alcune colture) o sotto forma di prodotto trasformato (es. olio), oppure possono essere "digerite" in un digestore anaerobico, con produzione di biogas (soprattutto nel caso di scarti e rifiuti organici). Bruciare gli scarti con i quali non si può fare nient'altro mi sembra una buona idea, in linea di principio; mentre mi sembra un'idea meno bella quella di dedicare il nostro prezioso suolo esclusivamente alla produzione di combustibili, piuttosto che alla produzione di cibo... Parlando invece del come bruciarli: bruciare i prodotti tal quali è più efficiente, ma rischia di emettere più sostanze inquinanti, mentre invece produrre e bruciare il biogas necessita di infrastrutture più complesse ed è meno efficiente (i batteri che ci trasformano la sostanza organica in metano mica lavorano a gratis, qualcosa vogliono mangiare anche loro...), ma in compenso, se ben gestito, emette meno sostanze inquinanti... Quanto all'effetto serra: per tutte le biomasse, il conto finale è pressoché zero. Questo perché il biossido di carbonio emesso quando bruciamo le biomasse, era stato fissato alcuni anni prima dalle piante, e se adesso ci sono altrettante piante che stanno fissando il carbonio, il bilancio è in parità. In realtà, a seconda di come viene gestito l'impianto, un po' di effetto serra può venire dal metano che potrebbe essere emesso dalla biomassa mentre viene stoccata, se dentro di essa si sviluppano batteri anaerobi (gli stessi dei digestori) che producono metano, e questo se ne va in atmosfera (il metano è un gas serra, più potente del biossido di carbonio...).
  • Veniamo infine ai combustibili fossili (gas naturale, petrolio e carbone): li metto tutti insieme perché, anche se esiste un'enorme varietà di sistemi per bruciarli, le caratteristiche di base sono comuni a tutti (e perché comincio ad aver voglia di finire il post...). Questi vengono, sì, dal sole (energia fissata milioni di anni fa da organismi fotosintetici), ma non sono rinnovabili, almeno non al ritmo al quale li stiamo consumando noi; inoltre provocano effetto serra, perché è tutto carbonio fissato durante milioni di anni che noi stiamo liberando in pochissimo tempo, e in quasi tutti i modi in cui vengono utilizzati emettono sostanze inquinanti. Inoltre spesso necessitano di grandi impianti per essere estratti, trasportati ed utilizzati, e non sono disponibili ovunque...
  • Ho lasciato da parte due cose, l'energia da rifiuti indifferenziati (i termovalorizzatori) e l'energia nucleare. Dei primi ho già parlato nel post precedente, a proposito dell'energia nucleare... Non saprei neanch'io a che livello della classifica metterla, se in fondo in fondo o tra le biomasse e i combustibili fossili... E' un'altra delle energie che non viene dal sole (ma dall'energia di legame dei nuclei), il "combustibile" è disponibile solo in pochi luoghi del pianeta, sono necessarie infrastrutture e investimenti colossali, con un discreto impatto ambientale, in compenso non c'è effetto serra, e l'inquinamento (se si escludono le sostanze radioattive) è limitato. Però ci sono le sostanze radioattive emesse, seppur in piccola quantità, le scorie da smaltire, e il rischio di incidenti, che anche se la probabilità è bassissima (ma neanche poi tanto, vista la storia recente...) gli effetti... li conosciamo.
Ok queste dovrebbero essere le principali fonti di energia sfruttate finora... Spero di non aver detto troppe castronerie!

martedì 24 aprile 2012

Immondizia

Per rispondere a qello che ha scritto Popo sul suo blog, vorrei dirvi due cose a proposito di rifiuti ed energia...

Partiamo dai rifiuti: cosa ne facciamo? O meglio, come facciamo a risolvere il problema di avere rifiuti di cui non sappiamo cosa fare?

Primo: la cosa migliore, ovviamente, è non produrne, o evitare, per quanto possibile di produrne. E questo significaconsumare meno, limitare gli sprechi, scegliere prodotti con confezioni poco ingombrantiriutilizzare le cose finché è possibile.

Secondo: visto che un po' di rifiuti si producono comunque, è bene differenziarli e riciclare i rifiuti riciclabili: 

  • il vetro è il migliore, si ricicla con grande facilità, poca energia e poco spreco di materiale, e quello che si ottiene è un prodotto con caratteristiche non troppo scarse;
  • sull'alluminio non sono molto informato, ma credo che anche questo si ricicli abbastanza facilmente; sicuramente è conveniente riciclarlo perché per produrlo dalle materie prime occorre un'enorme quantità di energia;
  • riciclare la carta ha un notevole impatto ambientale e il prodotto che si ottiene è di qualità un po' più scarsa, ma tutto sommato è una tecnologia abbastanza consolidata;
  • la plastica ha molti più problemi: soprattutto perché esistono moltissimi tipi di plastica, alcuni dei quali non riciclabili; la plastica che viene raccolta tutta insieme nella raccolta differenziata domestica, quindi, a meno che non venga poi separata (ma dubito che esistano tecnologie in grado di fare questo in modo efficace) può essere usata solo per produrre plastiche miste di bassa qualità (da usare ad esempio nei sacchetti dell'immondizia o nelle imbottiture); più efficace è il riciclo di scarti industriali di plastica omogenea. Altrimenti, la plastica mista è un ottimo combustibile da bruciare nei termovalorizzatori... con tutti i problemi ad essi legati, però!
  • i rifiuti organici si possono compostare per produrre terriccio da coltivazione, oppure trattare in un digestore anaerobico per produrre biogas (e poi, quello che resta viene usato come terriccio). Che io sappia non è un processo molto inquinante, a parte un po' di metano (gas serra) emesso.
Comunque sia, al giorno d'oggi la raccolta differenziata lascia comunque una parte di rifiuti indifferenziati, e, come diceva Popo, anche i processi di riciclo hanno una certa percentuale di scarto. Per questi rifiuti residui, che se la raccolta differenziata è stata fatta bene sono pochi, ma sono anche il peggio del peggio, con i quali non ci si può fare quasi nulla, esistono due tecnologie ben sviluppate al giorno d'oggi: la discarica e la termovalorizzazione.
La discarica è il metodo più antico di gestione dei rifiuti (vedi la "terra marna" delle terramare, che altro non è che la discarica dei villaggi preistorici...), ha qualche emissione in atmosfera (metano soprattutto), genera un po' di acque reflue da trattare, e se gestita male può inquinare le falde,  occupa una superficie per lunghissimo tempo; e molto probabilmente contiene sostanze pericolose che rendono sconsigliabile coltivare il terreno anche per decenni o secoli dopo la chiusura della discarica.
In un termovalorizzatore i rifiuti si bruciano, e questo comporta alcune cose...
  • bruciando i rifiuti, si ottiene energia, che verrebbe altrimenti prodotta in altro modo (e questo è un bene, soprattutto oggi che la maggior parte dell'energia è prodotta con combustibili fossili);
  • si emettono, però, sostanze tossiche e cancerogene: i rifiuti sono molto meno controllabili (come sostanze contenute) rispetto al carbone o al gas naturale, quindi le emissioni di un termovalizzatore saranno presumibilmente un po' peggiori rispetto ad una di queste centrali (a parità di tecnologia), e diventano molto peggiori se il termovalorizzatore è gestito male;
  • in compenso, l'effetto serra è limitato ai soli rifiuti che, in origine, erano stati prodotti da derivati del petrolio o altri combustibili fossili.
Quindi, rispetto all'energia prodotta da una centrale a gas o a carbone, l'energia prodotta da un termovalorizzatore è migliore per quanto riguarda l'uso di risorse (rifiuti piuttosto che combustibili fossili) e l'effetto serra, ma peggiore (credo) per quanto riguarda le sostanze tossiche e cancerogene.
Inoltre, rimane una certa quantità di ceneri che vanno inevitabilmente smaltite in discarica (ma per un volume inferiore a quello dei rifiuti che entrano nel termovalorizzatore).
Quindi, quale strada è meglio per i rifiuti indifferenziati? Direttamente in discarica, o prima in termovalorizzatore e poi in discarica? Inizialmente pernsavo la seconda opzione, visto che nel nostro "piccolo paese" di spazio per le discariche ce n'è molto poco, ma forse sto cominciando a cambiare idea... E' vero che sulle discariche non ci si può coltivare, ma potrebbero invece, ad esempio, diventare foreste...
Oltre al termovalorizzatore e alla discarica, ci sono altre tecnologie che si stanno facendo strada (ad esempio ho sentito parlare della gassificazione, o pirolisi), ma che io sappia sono tecnologie che stanno ancora facendo i primi passi, e non so se siano, adesso, meno pericolose di un termovalorizzatore...
Alla prossima, per parlare di energia!

lunedì 20 febbraio 2012

Un capitolo senza nome di un libro che non esiste

[...]
Con la fronte bagnata di sudore, Nebbia arrancava risalendo il pendio, alzando gli occhi tra un passo e l'altro verso i sandali logori del druido.
Si portò la mano alla Spilla del Canto, e sbuffò vedendola inerte e opaca: "Non c'è magia in questo posto!".
Il druido si fermò, voltandosi, e fissò Nebbia negli occhi. Dopo un attimo, senza dire nulla, alzò lo sguardo al cielo, inspirò a fondo, come per bere il vento leggero che accarezzava quei crinali, e disse, riprendendo la salita: "Forse, semplicemente, non la vedi. Vieni, non manca molto."
La neve si era sciolta quasi del tutto, lasciando scoperti i bassi cespugli di mirtillo, e i ciuffi scoloriti del nardo che si riprendevano dal sonno invernale. Ovunque, in quel manto giallastro, spuntava il violetto dei crochi.
Come aveva detto il druido, poco dopo raggiunsero la sella, e i capelli di Nebbia ondeggiarono nel vento che lì soffiava più deciso. Sentì un brivido corrergli dalla pancia alle punte delle dita, nel vedere l'orizzonte spalancato davanti a lui: oltre la sella, la montagna precipitava verso il basso per quasi mezzo miglio di altezza e, sotto, si stendeva una coperta di colline boscose, punteggiata, qua e là, dai sottili pennacchi di fumo di qualche villaggio degli gnomi.
Il suo sguardo seguiva la valle del Tresirene fino al Mare di Diamante, e là dove il fiume si gettava nel mare si scorgeva il luccichio delle guglie di Demetra. La foschia marina ostacolava un po' la vista, ma gli sembrò di scorgere, all'orizzonte, il profilo montuoso dell'Isola di Là.
Si accorse che la sua guida lo stava aspettando lungo la traccia che seguiva il crinale, sulla destra, e si rimise in marcia.
Raggiunsero, poco sotto la cima del monte, una conca - una piccola dolina - e si sedettero su due rocce, tiepide dal sole primaverile che le scaldava. Il druido tirò fuori dalla sua sacca due pagnotte - pane fatto a mano, cotto al calore di un fuoco di legna, senza che vedesse l'ombra di un Forno delle Fate - e ne diede una al ragazzo. Con un coltello da cacciatore tagliò due fette di formaggio di capra, e mangiarono in silenzio, ascoltando il mondo intorno a loro.
L'unico rumore era quello del vento: non una voce, non un fischio di Nubinave. Un uccellino scuro - un codirosso spazzacamino - gironzolava su e giù dalle rocce, alla ricerca di insetti.
"E tu continui a dire che qui non c'è magia?" chiese ad un tratto il druido.
Nebbia lo guardò, e allargò le braccia. Non sapeva cosa rispondere. "E dove sarebbe?"
"Qui!" rispose l'uomo, indicando il codirosso, con un sorriso che dipinse sulla sua faccia indurita un labirinto di rughe: "Quella è magia!"
"Vedi," continuò "voi, forse, siete maghi che non conoscono più la magia.
La usate, sì, in modo potente, violento addirittura.
Volete fare tutto con la magia, controllare tutto.
Avete stregoni che controllano il tempo atmosferico per arrivare ad avere otto raccolti all'anno, maghi che studiano mappe della Trama sempre più complicate perché ormai non c'è più spazio per teletrasportarsi, addirittura la Cupola, maghi che controllano altri maghi... Chiedete a questa cosiddetta magia sempre più potenza, con l'unico obiettivo di estrarre altra potenza magica. Addirittura vivete le vostre vite per trovare nuovi modi di ricavare potenza magica. E in tutto questo, vedete le vostre luci affievolirsi di anno in anno, le vostre evocazioni farsi più effimere, i vostri fuochi hanno bisogno di sempre più energie per ardere.
E c'è anche chi impazzisce, perché crede che la magia stia arrivando alla fine, e che non ci sia più nulla dopo.
Ma forse voi vi state solo accanendo a succhiare i rimasugli di un frutto, dimenticandovi dell'albero che l'ha generato.
Vedi, le leggende parlano di altri mondi, mondi dove la magia, così come la conosci tu, non esiste. Mondi dove non puoi parlare attraverso una Spilla del Canto, dove non esiste il teletrasporto, dove per procurarti da vivere puoi fare i conti solo sulla tua intelligenza e sulla forza delle tue braccia. Sì, proprio come faccio io." Sorrise il druido, accarezzando il bastone. "Eppure, la magia esiste anche in questi mondi.
Guarda: anche il mago più grande, può creare quel codirosso? Sì, forse ne può evocare uno, ma non quello. Non proprio quello, nato in quel nido all'ombra di quel cespuglio, quel giorno, probabilmente di un anno e mezzo fa. E puoi forse, con tutte le capacità magiche di questo mondo, controllare tutti i codirossi di queste montagne? E tutti i crochi che abbiamo visto salendo fin quassù? E tutti gli alberi, gli stagni, le nuvole, gli animali di questo mondo?
E, forse puoi riuscire a modellare una piccola collina, con grande dispendio di energie. Ma nel frattempo, il vento e la pioggia in tutto il resto del mondo avranno fatto molto più lavoro di quello che hai fatto tu, e senza che nessuno li guidasse.
Così, tutte le forme di vita nascono, crescono, cercano il cibo, fanno le loro danze nuziali, si accoppiano, vivono e muoiono senza che ci sia nessuno a controllarle, a guidarle, a dire loro cosa fare, e come.
Non è, questo, molto più grande, immensamente più profondo e potente di tutta la magia che finora hai studiato? Non è magia anche questa? Una magia che appartiene a tutti i mondi, indipendentemente dal fatto che un mago, con qualche formula magica, ne imbrigli alcuni aspetti per i suoi scopi?
Ripensa a ieri, al parto della capra: con le tue mani, hai portato alla luce una creatura nuova, che non esisteva, e che non sparirà nel giro di qualche ora - sempre che un lupo affamato non passi nei dintorni! E tutto questo, senza richiedere nulla alla magia, se non quello che naturalmente compie ogni giorno, per tutte le creature dell'universo."
Si fermò un attimo, come per riprendere fiato, o per lasciar calmare le acque agitate dei suoi pensieri "Non ho risposte per questo mondo, sono qui per cercarle, dopotutto. Ma credo che la cosa più urgente sia ritrovare l'albero da cui proviene il frutto, riscoprire la magia che è nel mondo e che noi non controlliamo, capire come anche noi, dentro questa magia, siamo rami di un unico albero, flutti di un unico fiume, parole di un unico Libro."
Poi tacque, e si distese a guardare il cielo, mettendosi uno stelo secco tra le labbra.

Nebbia fece lo stesso, e rimase ad osservare le nuvole correre sopra di lui. Ripensò al capretto, alla fatica della notte in cui avevano guadato il torrente, a come si era sentito perso senza la sua Pietra del Richiamo, ai suoi compagni di accademia, a lui bambino, insieme alle sue sorelle, giocare nei campi di nonna Raggio di Sole, e un profumo di crostata di more...
Il sole faceva scintillare la sua Spilla del Canto: "Forse è inutile" pensò "adesso, per parlare con papà, con gli amici, per dir loro che sono vivo, sto bene, ma..." e la avvicinò alle labbra, come per sussurrare un bacio.

Molte centinaia di miglia più a ovest, una ragazza ebbe un brivido, nel sentire - o almeno così le era sembrato - un tocco leggero e un profumo conosciuto sulla sua pelle. Probabilmente era stata solo un'impressione, ma nei suoi occhi scintillò un sorriso.

giovedì 16 febbraio 2012

Neve


Il sentiero, anzi, la strada che dai Cancelli porta ai Lagoni è una facile passeggiata, in estate.
In inverno, al buio, con un metro e mezzo di neve che continua a cadere e tredici gradi sottozero, un po' meno.
CoCa

domenica 22 gennaio 2012

Di capi e di convegni

Ci possono essere diversi motivi che spingono un capo scout a partecipare ad un convegno regionale, e in particolare:
- ha organizzato il convegno;
- ha finito le scuse per non andarci;
- sta scappando da qualcosa di ancora più terribile;
- è momentaneamente single e sta puntando a qualche capo del sesso opposto (o uguale, a seconda dei gusti) che ha conosciuto a qualche campo di formazione o simili;
- è in un momento di crisi mistica ed è alla ricerca dell'illuminazione (un consiglio: di solito gli interruttori si trovano a fianco delle porte d'ingresso).

Eccezionalmente, qualche individuo dotato di incredibile senso del dovere può decidere di parteciparvi perché può essere utile per il suo servizio; ma sono eccezioni che confermano la regola.

Poi esiste quella particolare popolazione di capi scout che vede nei convegni una scusa come un'altra per passare una serata con gente che si vede un paio di volte l'anno, e si può ritrovare in gruppi eterogenei tra le ultime file mentre gioca a carte invece che ascoltare il relatore.

Anche l'organizzazione di un convegno suscita grande curiosità scientifica: è incredibile come persone che hanno passato anni ad organizzare attività, campi, giochi, uscite divertenti, avventurose ed entusiasmanti per i loro ragazzi, riescano (quasi) sempre a proporre lunghissimi monologhi nei momenti meno opportuni, come ad esempio presentare il tema del rapporto tra fede e scoutismo a una platea che, reduce da una notte insonne, si è appena svegliata prima dell'alba per partecipare alla Messa...

Ma, al ritorno da questo convegno, senza dubbio ci portiamo a casa una fondamentale lezione di vita: per "generare", bisogna essere ALMENO in due...!!!


A tutti quelli che si sono profusi nella realizzazione di queste giornate: nonostante tutto, grazie!!! Perché ironizzare è facile, sicuramente più che gestire più di un migliaio di persone, anzi peggio, di capi scout liberi dalla necessità di dare il buon esempio davanti ai ragazzi... E complimenti al clan del Modena 2 per l'eccellente organizzazione dei bar e dei pasti (sì, insomma, strapparmi dei complimenti non è mai molto difficile se si tratta di cibo...!!!).
E, soprattutto, grazie a quelli che costituiscono il mio "motivo" per partecipare a questo convegno: i miei compagni di CFA e CFM, ROSS, weekend metodologici, zona, chi ho riconosciuto e chi NON ho riconosciuto, chi ho salutato da lontano e chi ho stressato per mezzo convegno, e ai miei pochi ma buoni compagni di CoCa...

Caro popolo dell'Emilia-Romagna,
ci si vedere l'anno prossimo!
Il vostro patriarca
Abramo

giovedì 29 dicembre 2011

2011



2011, ti saluto.
Domani si parte,tappa Sasso,direzione l'anno che viene.
Sei stato impegnativo, eccome;ma ti ho vissuto, questo è sicuro.
Dalle nevi di Scurano sotto il bob,o quelle di Marzolara macinate dalle catene su e giù per la strada di Vallerano,alla pianura padana che scorreva dietro al finestrino avanti e indietro tra Parma e San Donato.
E ancora, come se il nuovo ticchettio del mio cuore mi ricordasse di non fermarmi,i lupetti arrampicati sulla rocca di Carpineti, il Pronto Soccorso di Castelnuovo Monti,essere annusati da un lupo affettando prosciutti in una stalla di Ligonchio,il lago di Como e i ghiri di Colico, una terrazza con vista sulla Val d'Arno,scavare buche sulla sabbia di Cervia e cercare stelle alpine nel cuore del Catinaccio,i laghi di Levico e di Caldonazzo, la casetta dell'Erica, una cena a fisarmonica e succo di mela,una crostata che fa incrociare storie di passeggeri su di un treno.
Michele, la Giulia e una nuova famiglia,il primo lavoro e le ultime lezioni in cascina.


Non per modo di diregioia e dolore corrono, annodati,avanti e indietro per i tuoi giorni.
Vorrei setacciarti con una rete per raccogliere tutte le persone straordinarie che mi hai portato,ma mi accontenterò di abbracciarle quando la corrente me le riporterà accanto.


Ci sono mille altri momenti e storie che saranno raccontate,ma per ora ti saluto, caro, terribile, straordinario, fantastico, improbabile, meraviglioso anno.
E' stata dura, ma ci siamo arrivati in fondo.
Quando si ricomincia???